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Parliamo di Socialismo

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Duilio De Montis "Parliamo di Socialismo"

Giovedì 19 settembre 2019

il Parlamento europeo di Strasburgo ha approvato ad ampia maggioranza la risoluzione
” Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa ”

NAZIFASCISMO   EQUIPARATO  AL COMUNISMO

Testo della petizione inviata al Parlamento Europeo

Che equipara il nazifascismo al comunismo. Petizione che ha raccolto oltre 2200 firme.

All’On.le Presidente del Parlamento Europeo, Davide Maria Sassoli,

david.sassoli@europarl.europa.eu

All’On.le Presidente del gruppo Socialisti e Democratici Iratxe García Pérez,

iratxe.garcia-perez@europarl.europa.eu 

All’On.le Rappresentante Italiano nel Bureau del gruppo S&D al Parlamento Europeo, Simona Bonafè,

simona.bonafe@europarl.europa.eu 

Ai deputati del gruppo dei Socialisti & Democratici e alla delegazione italiana nel medesimo gruppo

Il 19 settembre scorso, nell’indifferenza generale, è stata approvata, con il contributo determinante del gruppo dei Socialisti e Democratici (anche della delegazione dei deputati italiani) e adottata la Risoluzione che ha per titolo “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”. Questa risoluzione, contenente veri e propri falsi storici e auto assoluzioni, è vergognosa e promuove non una memoria “condivisa” ma la memoria di una sola parte politica.

Il documento, approvato dal massimo consesso europeo, equipara il nazifascismo e il comunismo nella responsabilità dello scoppio della seconda guerra mondiale attribuendola al solo patto di non aggressione firmato dalla Germania nazista e dall’Unione Sovietica nel 1939, tacendo completamente sulle responsabilità della comunità internazionale e, in special modo, delle potenze europee che prestarono colpevole quiescenza all’ascesa del nazismo e del fascismo.

Riassumendo per date e fatti, che sono l’essenza della Storia: 1935-36: aggressione dell’Etiopia da parte dell’Italia fascista; 1936: Asse Roma-Berlino; nello stesso anno la Germania, infrangendo il Trattato di Versailles, invade la Renania; 1938: occupazione dell’Austria ed Anschluss (annessione alla Germania nazista); nello stesso anno la conferenza di Monaco dalla quale Hitler uscì assoluto vincitore con Francia ed Inghilterra in totale atteggiamento di servilismo anticomunista al punto che l’anno dopo le truppe naziste entrarono a Praga facendo della Cecoslovacchia un protettorato tedesco; ecco il 1939: la Germania denuncia il patto di non aggressione con la Polonia, sottoscrive il patto d’Acciaio con l’Italia e qui, nel tentativo di chiudere la stalla prima della fuga dei buoi, francesi ed inglesi si avvicinano a Stalin, che sottoscrive il patto di non aggressione con la Germania; in Spagna le truppe golpiste di Franco, appoggiate da Italia e Germania, portano a conclusione vittoriosa la guerra civile scoppiata nel 1936.

Capiamo perfettamente che l’equiparazione è più semplice della comparazione, ma è certo che nel primo caso tutti sono uguali a tutti senza individuare le differenze, proprio quelle differenze che già Primo Levi metteva bene in evidenza indicando quali fossero quelle tra nazismo e comunismo. Eppoi, voi che avete firmato la risoluzione avendo militato in Partiti che prima e dopo il 1989 portavano nel loro nome la parola comunista, vi siete un attimo soffermati a chiedervi il perché della vostra militanza? C’è una differenza di fondo fra il nazifascismo che predica l’odio razziale e la guerra come “sola igiene del mondo” e la militanza per “il cambiamento dello stato presente delle cose”. Sappiamo per primi noi, autori di questo appello, che cos’è l’eterogenesi dei fini. Ma sappiamo anche che “la storia ti (ci) piace, come piaceva a me (a noi) quando avevo la tua età, perché riguarda gli uomini viventi e tutto ciò che riguarda gli uomini, quanti più uomini è possibile, tutti gli uomini del mondo in quanto si uniscono tra loro in società e lavorano e lottano e migliorano se stessi non può non piacerti (piacerci) più di ogni altra cosa” (A. Gramsci al figlio Delio). Questa storia ci piace, quella dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori, una storia che, senza per nulla rimpiangere lo scomparso regime stalinista e le tragedie che procurò, sappia, però, riconoscere il ruolo che il popolo dell’URSS e i comunisti di tutti i paesi hanno avuto nello sconfiggere i nazisti e i fascisti.

Noi, firmatari di questa petizione, chiediamo che, seguendo l’esempio dell’On.le Dott. Pietro Bartolo, i deputati del gruppo dei Socialisti e Democratici ritirino il loro voto favorevole, rivolgendoci in modo particolare ai componenti italiani del gruppo, che sono stati eletti con i voti di tanti di noi.

Chiediamo che il medesimo gruppo parlamentare si faccia promotore di una nuova risoluzione che ristabilisca la verità storica attraverso un metodo scientificamente comparativo e non equiparativo con evidenti finalità propagandistiche.

A nome del Gruppo di discussione “Parliamo di Socialismo”
Duilio De Montis, Lavoratore dipendente
Lelio La Porta, Pensionato
Roberto Bernardini, Artigiano
Roberto Del Fiacco, Professionista
Roberto Magara, Lavoratore dipendente

parliamodisocialismo@gmail.com

 

Roma 1 novembre 2019  manifestazione in sostegno del popolo curdo in Rojava contro l’invasione turca. Il corteo, con  10.000 partecipanti, è partito da Piazza della Repubblica ed è approdato in piazza della Madonna di Loreto.

Delegazione ” Parliamo di Socialismo ”  nella Manifestazione

A proposito di Sanità….Articolo di Flavia Forato

 

La necessità di scegliere tra salario e salute è propria dei sistemi capitalistici più beceri e legati al protezionismo di stampo fascista da parte dello stato.
A Taranto da molto tempo questa scelta è parte della vita quotidiana, e l’intervento statale si è declinato sulla necessità di “non offendere” gli investitori. La salute pubblica è stata un problema di Taranto.
Ripensiamo a misure anti-inquinamento che non hanno toccato le industrie e le catene di produzione delle automobili, in una girandola produttiva di Euro 1234567… buona a spingere all’acquisto ma non a modificare le tecniche costruttive. E gli acquisti sono stati incentivati da ulteriori contributi statali.
Modello IRI insomma.
Tassare la plastica, ma non obbligare e/o incentivare la riconversione.
Esternalizzare produzioni, e pace per i licenziamenti.
Centri storici di città d’arte, prima fra tutte Roma, ma vale per tutte, svenduti alle grandi catene distributive, per cui trovi ovunque gli stessi negozi, le stesse vetrine, senza nessuna identità né protezione dell’artigianato locale. Andate a Venezia: tutti vendono la stessa paccottiglia, made chissadove…
La cultura ridotta a sorella zitella e povera negli investimenti pubblici; la BUONA SCUOLA con le classi “razionalizzate” cioè sempre più numerose; SANITA’ REGIONALIZZATE, AZIENDE SANITARIE LOCALI… tutto all’insegna del passaggio di fondi al privato e a sacrificio del pubblico.
La COMUNICAZIONE affidata a TV private che esprimono sottocultura e che devono solo produrre consensi per chi le produce e mantiene.
Adesso la PANDEMIA.
La malattia non è più una questione locale, è INTERNAZIONALE.
Che impone REGOLE ma l’ignoranza è tale che non si può farle comprendere e applicare ad una popolazione che non ha più chiari né i principi igienici di base, né i principi civici, né capacità di capire concetti come LIBERTÀ.
Pandemia che richiede attrezzature e investimenti PUBBLICI nella ricerca, che sono come la cultura, cioè da tempo neglette, al punto che la ricercatrice che isola il materiale genetico del virus è una donna con contratto a tempo determinato a 1500 euro al mese.
DIMENTICAVO: l’estate è stata ottimamente utilizzata per organizzare un REFERENDUM di cui nessuno si ricorda e che non serviva a nessuno.

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